San Galgano e la spada nella roccia

Una giornata “magica” in luoghi senza tempo.
Un centinaio di chilometri dall'Argentario, un viaggio dalla terra alla luna!

L'Abbazia di San Galgano

L'Abbazia di San Galgano è facilmente raggiungibile dalla Superstrada Grosseto-Siena.
Si trova nel comune di Chiusdino, un piccolo paese di origine longobarda adagiato su un cucuzzolo delle Colline Metallifere.
Fu realizzata tra il 1220 ed 1268 dall'ordine dei monaci Cistercensi.
Dopo cento anni di grande splendore ne seguì la lenta decadenza e la conseguente sconsacrazione.
Una grande energia si avverte in questo luogo, fermo in un tempo indefinito.
La mancanza del tetto rende la grande Abbazia di San Galgano una costruzione unica, una enorme finestra spalancata verso il cielo. L'interno della chiesa si presenta anche privo del pavimento, sostituito da terra battuta che in primavera si trasforma in un manto erboso rendendola ancora più “mistica”.

La causa più nota per spiegare la mancanza del tetto, vuole che nel 1500 venne venduto il piombo di copertura dell'abbazia per ripagare i debiti dei monaci.
Ma recentemente, L'Accademia San Galgano, ha smentito questa versione dei fatti pubblicando il testo di un documento storico:
“ Il tetto della chiesa dell’abbazia, che era fatto di trabeazioni lignee e di laterizi, in realtà crollò a causa di un progressivo indebolimento delle strutture – più volte denunciato durante il corso del XVII e del XVIII secolo – che non sostennero il crollo su di esse del campanile, avvenuto nella mattina del 22 gennaio 1786 “(Archivio di Stato di Firenze,Affari del patrimonio ecclesiastico di Volterra)

L’Abbazia di San Galgano è aperta tutti i giorni dalle 9:00 al tramonto. Il costo del biglietto è di 3,50 € .

La spada nella roccia

Vi sarà difficile lasciare questo luogo magico ma ve ne attende uno altrettanto affascinante.

Poco lontano dall’Abbazia un sentiero in salita vi condurrà sino all’Eremo di Montesiepi in meno di 5 minuti.

Nel suo interno c’è un sasso, con dentro una spada, proprio come la mitica Excalibur.
L’Eremo di Montesiepi conserva questa reliquia e il suo mistero. Nella cappella, che viene anche chiamata la Rotonda proprio per la sua forma circolare, protetta da una teca di vetro, si trova appunto la mitica spada nella roccia!
La teca protegge la spada dall'umana stupidità: qualche anno fa un “citrullo” credendo forse di essere l'incarnazione di Re Artù, ha tentato di estrarre la spada rompendola all'altezza dell'elsa!

L’Eremo di Montesiepi è aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 fino al tramonto e l’entrata gratuita; ogni domenica mattina alle 11:30 si svolge la Santa Messa.

Chi piantò la spada nella roccia

Galgano Guidotti nacque a Chiusdino nel 1150 circa, in una famiglia aristocratica.
Galgano era un giovane violento, intento ad una vita di divertimenti e di piacere, finché non cambiò comportamento a seguito di due apparizioni di San Michele Arcangelo, il quale voleva farne un Cavaliere di Dio. Fu protagonista di due visioni successive in cui l’arcangelo Michele gli indicò il suo percorso di vita.
Da questo momento ebbe inizio un processo di conversione del giovane, che culminò durante un viaggio, dove Galgano affidandosi a Dio e al suo cavallo, venne condotto sulla collina di Montesiepi. Qui il cavallo si inginocchiò in riverenza a San Michele, Galgano scese a terra si sottomise e si convertì alle parole pronunciate dall’Arcangelo.
Abbandonò la spada e la piantò nella roccia facendola diventare una croce, la quale, così facendo, da strumento di morte diventò simbolo di pace e redenzione. La notizia destò molto clamore e il suo esempio fu seguito da molti. Si venne a creare una piccola comunità di fedeli precorritrice della comunità monastica. Montesiepi diventò meta di pellegrinaggio, erano in molti i fedeli desiderosi di parlare con il santo o di ricevere miracoli e guarigioni.
Galgano visse gli ultimi anni di vita da eremita in una capanna, costruita da lui in prossimità della roccia nella quale aveva infisso la spada.
La morte del Santo avvenne il 30 Novembre 1181, Galgano fu ritrovato inginocchiato davanti alla sua spada, in atto di preghiera. La cappella fu costruita tra il 1181 e il 1185 sul colle dove Galgano si ritirò a vita eremitica.
Quattro anni dopo la sua morte, Papa Lucio III lo proclamò santo.

Il "Mulino bianco"

Poco lontano da San Galgano, in località Luriano, si trova il Mulino delle Pile, famosissimo testimonial del “Mulino Bianco” della Barilla. Venne costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena. La particolarità di questo mulino era il suo utilizzo: non solo veniva usato per macinare il grano, ma serviva anche per lavorare le stoffe e renderle più consistenti. Il Mulino delle Pile, prende il nome dai recipienti di pietra denominati appunto “pile” nei quali la ruota idraulica azionava il meccanismo che batteva sulle stoffe immerse in una soluzione usata per infeltrirle.
Oggi è un agriturismo che si stende per 12 ettari nel Parco Naturale della Val di Merse.
La struttura, stupenda ed imponente, non è bianca come invece siamo abituati a vederla sia sul logo che negli spot televisivi ma è totalmente in pietra.

L’idea del “Mulino bianco” venne nel 1989 ad Armando Testa, fondatore di una delle principali agenzie pubblicitarie italiane. Si iniziò così la caccia di un posto fisico e reale che fosse uguale a quello immaginario. Dopo molte ricerche, venne scelta questa struttura senese, che allora era in disuso e mal ridotta. La torre, ad esempio, era diroccata e come per incanto fu restaurata con pannelli di cartongesso per permettere le riprese.
E’ il primo caso in Italia in cui viene scelto un luogo fisico per promuovere un prodotto.

Le terme libere del Petriolo

Un ultimo consiglio per terminare una giornata indimenticabile ... già che ci siete vicini!

Sulla via del ritorno, sulla Superstrada Siena-Grosseto, troverete le Terme libere del Petriolo, proprio sotto al ponte sul Farma. Attualmente le vasche ricavate lungo il corso del fiume captano le acque in eccesso non utilizzate dal recentissimo stabilimento termale a pagamento, costruito a pochi metri di distanza.
La temperatura dell'acqua calda, alla fonte, è di 43 gradi centigradi. Il suo odore sgradevole è dovuto alla forte presenza di zolfo, molto utile ad attenuare e guarire diversi malanni.

E' anche possibile immergersi e nuotare nel vicino torrente godendo dei benefici dell'effetto frigidarium-calidarium che si ottiene passando in sequenza dalle acque calde della sorgente termale a quelle fredde del fiume Farma.

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Autore dell'articolo: Marilena

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