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Magliano in Toscana fra storia e leggende

Magliano in Toscana sorge nel cuore della Maremma grossetana, un piccolo paese dalle origini etrusche.

La storia

L’origine di Magliano in Toscana è etrusca (l'antica Heba), successivamente divenne municipio romano, mantenendo il nome etrusco. In un patto stipulato da Uguccione dei conti Aldobrandeschi nell’anno 1097 per la prima volta è nominato Magliano indicato come centro di una corte, forse già sede di un castello.
Molto caratteristico risulta il centro storico, circondato da una cinta muraria edificata tra il tardo Medioevo e il periodo rinascimentale, una delle più complete fortificazioni della Maremma. Le mura che furono costruite tra il XIII e il XV secolo, sono aperte da tre porte: Porta Nuova, Porta San Martino e Porta San Giovanni. Le mura sono state restaurate in tempi recenti e si può anche percorrere un tratto del camminamento della ronda, con panorama mozzafiato che arriva fino al mare, una finestra sul Parco della Maremma che in parte è territorio comunale.

Fra le numerose aree archeologiche spiccano le Necropoli etrusche.
Al momento l'unica necropoli visitabile è quella di S. Maria in Borraccia, scoperta su una collina a Est di Magliano, datata alla fine del VII inizio VI sec. a.C. La necropoli nota fin dalla fine dell'Ottocento, è stata scavata solo negli anni' 70 ed ha restituito corredi con abbondante ceramica di produzione etrusca di area centro-settentrionale e meridionale (bucchero, olle d'impasto, ceramica etrusco corinzia), ma anche anfore e ceramica d'importazione greca. Ma la scoperta più importante avvenne nel 1883, quando venne rinvenuta una laminetta di piombo di forma lenticolare del V secolo a.C., che fu soprannominata il "piombo di Magliano", attualmente conservato al Museo archeologico di Firenze, che è risultato fondamentale per la codifica dell'antica lingua etrusca.

Cosa vedere

In giro per Magliano, lungo via Garibaldi, si incontra il Palazzo duecentesco di Checco il Bello, con una facciata gotica. Si chiamerebbe così per via di un suo abitatore, appunto Checco il Bello, un tal Francesco Salvi, che visse qui nei primi del 1900, noto sia per le sue doti estetiche che per la fama di Casanova , da cui il nome con il quale l'edificio oggi è noto.

Appena fuori le mura del paese l’olivo della strega, un esemplare gigantesco che sembra abbia addirittura 3500 anni. È stato piantato in età etrusca. Storie e leggende popolari lo ritengono magico perché capace di far crescere fagioli sulla sua chioma.

L’Abbazia di San Bruzio si trova a pochi chilometri dal paese, vicino al cimitero. Circondati da campi coltivati ad ulivi e grano spiccano i resti di quella che era un’abbazia florida ed imponente, costruita intorno all'anno mille dai monaci benedettini.
Un luogo suggestivo che ha suscitato storie e leggente.

San Bruzio e le leggende

Un luogo suggestivo che ha suscitato storie e leggente.
Nella più nota si racconta che tra queste rovine si rechi il Destino per accontentare le anime dei supplichevoli, ma non è facile incontrarlo e pare che si fermi soltanto al cospetto di un cuore puro e generoso.

La leggenda narra che un giorno una giovane innamorata, andò a pregare il Destino per salvare la vita dell’uomo che amava. Il desiderio venne avverato, ma dopo poco la donna tornò per consegnargli la propria vita poiché quell’uomo non aveva più bisogno di lei. Venne accontentata, ma si dice che in certe notti l’ombra del giovane colmo di rimorso torni a piangere presso il monastero in cerca del Destino, con la supplica di riavere indietro la sua amata. Invano, perché il Destino di San Bruzio non aiuta i cuori impuri, tanto meno chi piange sul male fatto.

Ma anche altri sono i fatti tristi che lo vedono protagonista. Si dice infatti che qui venissero a partorire le suore che restavano incinte forse violentate o forse coinvolte in rapporti clandestini con diversi uomini. Era questo l’unico luogo in cui, dopo aver tenuto nascosta la gravidanza sotto grosse tuniche, nessuno avrebbe sentito le urla del travaglio.
Alcune lasciavano il bambino alla cura di famiglie discrete che avrebbero mantenuto lo scomodo segreto, altre monache furiose o spaventate per quel destino infausto lo abbandonavano lì. E’ per questo che in alcuni momenti è perfino possibile sentire le anime di quei neonati che piangono in eterno perché nessuno li ha mai voluti. Alcuni dichiarano di aver visto il volto di un bambino tra le ombre del tempio e altri ne hanno sentito il richiamo spesso confuso con il vento, un’aria gelida che fa tremare il corpo e l’anima.

L'atmosfera che aleggia intorno a San Bruzio è davvero “particolare”.
Insomma … un luogo da visitare, eppure poco visitato!
Un vero peccato!

Il Cappellaio Matto

C’è un posto che non ha uguali sulla Terra, si dice che per sopravvivere bisogna essere matti, come un cappellaio….

Tutti gli anni, dal 2014, in una sera d'agosto Magliano diventa “Il paese delle meraviglie”.

Il Cappellaio Matto è una sfida per tutti i creativi. Colori, luci, fiori e tutto quello che vi viene in mente! Inventatevi il vostro cappello e sfilate per le vie del corso. I più originali verranno premiati per categorie: bambino, bambina, donna e uomo.
Una serata …. wonderland!

Ogni anno la data cambia. Informatevi presso il sito del comune di Magliano.
http://www.comune.magliano-in-toscana.gr.it/

L'appuntamento per il 2019 è il 21 agosto. Non mancheranno musica e il mercatino.

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Autore dell'articolo: Marilena

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