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La casa dei pesci di Talamone

La Casa dei Pesci è nata da un’idea di Paolo Fanciulli, pescatore ambientalista maremmano.

Il progetto si pone l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino installando sui fondali, nell'area che abbraccia il Parco della Maremma da Talamone alla foce dell’Ombrone, 100 blocchi dissuasori di marmo che impediscono le azioni di pesca illegale a strascico, che danneggiano l’ecosistema.

Al momento ne sono stati installati 24 e altri 15 sono pronti per la messa a mare.
Un museo sottomarino vero e proprio.

Il progetto

Tutto ha avuto inizio nel 2006, quando la Regione Toscana coinvolse l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Toscana (ARPAT) e la Provincia di Grosseto nella messa in mare dei dissuasori e di barriere di ripopolamento ittico, ovvero l'affondamento di grandi blocchi di cemento armati di tondini d'acciaio piegati a gancio, capaci di danneggiare seriamente l'attrezzo da pesca.
I finanziamenti, però, erano sufficienti a creare solo alcune fasce di protezione.

Su questa base, Paolo Fanciulli, alla guida del Consorzio Piccola Pesca Monte Argentario, intervenne coinvolgendo il comparto ittico di AGCI Agrital, il WWF Italia, la Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee (FIPSAS), il Comune di Orbetello, molte imprese e associazioni locali e tantissimi turisti italiani e stranieri. Grazie a questa collaborazione, riuscì a finanziare la messa in mare di un numero triplo di dissuasori nell’area di fronte ai Monti dell’Uccellina, riuscendo a proteggere dalla pesca illegale l’intera zona.
Negli anni, la natura ha ripreso il sopravvento e così il sogno è cambiato: arricchire ‘la casa dei pesci’ con opere artistiche poste a una profondità compresa tra i 10 ed i 20 metri,capaci di spingere tantissimi turisti a “mettere la testa sott’acqua” e creare nuove prospettive di sviluppo sostenibile, capaci di contrastare il dilagare del cemento.

E così il progetto ‘La Casa dei Pesci’ è diventato ambizioso. Questi gli obbiettivi:
- migliorare il livello di ripopolamento ittico nei bassi fondali e in quelli a maggiore profondità anche proteggendoli dalla pesca     illegale;
- creare dei percorsi didattici marini per una fruizione più istruttiva dei tratti di costa più belli;
- dar vita ad un giardino marino dell’arte nelle zone di balneazione, con sculture e installazioni che costituiscano un’attrazione per   il  turista, creando una zona unica di protezione sottomarina e di attrazione per coloro che desiderano fare snorkeling.

mappa sculture sottomarine
Massimo Catalani

Arte utile

Artisti di tutto il mondo hanno sostenuto la causa, e continuano a farlo, attraverso la creazione di sculture, che arricchiscono un ambiente in cui l’arte protegge la natura. Scultori di fama internazionale come Giorgio Butini, Massimo Catalani, Massimo Lippi e Emily Young. Inoltre, numerose associazioni e molte persone hanno già finanziato il progetto. Ogni singola scultura rappresenta un sogno verso l’obiettivo di proteggere la Maremma, questa vasta zona della Toscana che si estende tra le province di Livorno e Grosseto, caratterizzata da un mare cristallino, lunghe spiagge, scogli impervi, fitti boschi, zone lacustri e pianeggianti, verdi colline coltivate, e zone termali naturali.

Se ami il mare, vuoi saperne di più e magari partecipare al progetto, il sito ufficiale è: https://www.casadeipesci.it/.

La pesca a strascico

La pesca a strascico è tra i metodi più diffusi al mondo, ma è anche tra i più terribili, perché causa la distruzione dei fondali e della biodiversità marina in maniera spesso irreversibile.
Prevede il trascinamento di una vasta rete sul fondo del mare, pensata proprio per massimizzare la cattura di pesce. Il suo bersaglio sono specie di valore commerciale che vivono vicino ai fondali, come il merluzzo, lo scorfano e vari tipi di calamari e gamberi.
Oltre a uccidere direttamente molti pesci e altre specie marine, alcuni studi hanno dimostrato che la pesca a strascico è davvero devastante per i fondali. Rimuove i sedimenti, distruggendo così l’habitat degli organismi che ci vivono, intorbidisce l’acqua rendendola inadatta per molte specie, inoltre rilascia agenti inquinanti e carbonio rimasti intrappolati sotto il fondo marino.

La non selettività del metodo, fa sì che la rete si porti via tutto ciò che entra nel suo raggio.Capita che persino le tartarughe si ritrovino impigliate nelle reti, soffocando in mezzo agli altri pesci.
Tutto ciò che viene pescato senza essere voluto prende il nome di bycatch: pesci “inutili”, che vengono ributtati in mare, spesso già morti.

In Italia già da diversi anni si è deciso di vietare la pesca a strascico sottocosta, cioè entro le tre miglia marine e su fondali inferiori a 50 metri di profondità. Le sanzioni per chi pratica questa pesca illegale sono molto pesanti. Si rischia dalla cospicua multa alla revoca della licenza di pesca.

Poca cosa se si pensano ai danni “incalcolabili” all'ambiente.

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Autore dell'articolo: Marilena

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